Ultima trasmissione stagionale dalle frequenze di Radio Città Aperta. Citizen U racconta uno straordinario e poco conosciuto artista francese, Boris Vian. Scrittore, musicista, pioniere dell’industria discografica ed antesignano della critica alle distorsioni che da questa sono generate, antimilitarista ante litteram, Boris Vian è un personaggio eclettico, imprevedibile e visionario, capace di giocare con parole e significati, per trovare nella realtà sfumature nuove e inattese.
“L’essenziale, nella vita, è dare giudizi a priori su tutto. In effetti, sembra che le masse stiano sempre dalla parte del torto, e che gli individui abbiano sempre ragione. Bisogna tuttavia stare attenti a non dedurre nessuna regola di condotta da questa constatazione: certe regole non hanno bisogno di essere formulate per essere eseguite. Solo due cose contano: l’amore, in tutte le sue forme, con ragazze carine, e la musica di New Orleans o di Duke Ellington...”
A poche ore dalle mobilitazioni della campagna Welcome, su Radio Popolare Roma Citizen U racconta alcune storie di migranti, di disobbedienza e libertà.
Con brani tratti da "Il porto sequestrato" (Ancona) e da "Campi di forza" di Alessandra Sciurba il radio movie di Citizen U Riot Broadcasting.
Durante i campionati del mondo del 1978 successe di tutto: morte, tortura, desaparecidos, doping, paura, corruzione, bugie. Eppure Argentina ’78 sarà il momento di maggior popolarità della dittatura Videla. Dalla non convocazione di Maradona alle simpatie comuniste dell’allenatore Menotti, dal poco credibile sei a zero al Perù fino alla finale con l’Olanda, dai tentativi di boicottaggio del Mondiale alle azioni di guerriglia dei montoneros Citizen U racconta le responsabilità collettive della società argentina nell'occultamento della realtà, e prende atto, non senza amarezza, di come l'innocenza sportiva e i suoi festeggiamenti si convertono spesso, in modo cosciente o incosciente, in appoggio ai governi, anche ai più sanguinari.
Immagina la tua vita, fatta di sogni, desideri, affetti, progetti. Immagina che qualcuno, qualcuno che neanche conosci, e che a sua volta non sa chi tu sia, scommetta sulla tua vita, sul suo fallimento. Questo qualcuno è molto potente e sta puntando tutto quello che ha, ed è molto, sul fatto che i tuoi progetti non vadano a buon fine, che i tuoi desideri non si esaudiscano, che la tua vita scivoli in un vortice di depressione e fallimento, fino a ridurti ad uno schiavo inerme, senza diritti nè prospettive. Cosa pensi possa fare questa persona se non agire tutto quanto in suo potere per ottenere il proprio risultato, per far sì che effettivamente la tua vita vada a rotoli? Utilizzerà qualunque mezzo, dimenticando ogni barlume di morale, scordando il significato delle parole umanità ed etica. Bene, ora prova a immaginare che questo avvenga su larga scala, pensa che la scommessa sia sul fallimento di un intero paese e di quanti lo abitano, o meglio ancora su un intero sistema di paesi, su di un continente.
“Marsiglia non è una città per turisti. Non c'è niente da vedere. La sua bellezza non si fotografa. Si condivide. Qui, bisogna schierarsi. Appassionarsi. Essere per, essere contro. Essere, violentemente. Solo allora, ciò che c'è da vedere si lascia vedere. E allora è troppo tardi, si è già in pieno dramma. Un dramma antico dove l'eroe è la morte.”
“Questa città sarà sempre e soltanto l'ultimo scalo del mondo. Il suo futuro appartiene a quelli che arrivano. Mai a quelli che partono.
Citizen U oggi è per le strade del bel paese nel quale ha avuto in sorte di nascere: annusa, tocca, occhieggia, assapora... La corruzione dilaga a tutti i livelli, tanti benpensanti di sinistra maturano una rinnovata fede nella magistratura, cui si abdicherebbe nel vuoto della propria incapacità di costruire rappresentanza politica, l'immoralità dei dirigenti di polizia, che restano al proprio posto nonostante le provate responsabilità nelle torture della scuola Diaz, è seconda solo a quella dei ministri che li sostengono in carica. Ma Citizen U incontra anche, nel suo girovagare, la mobilitazione dei ricercatori che si riprendono i rettorati assieme agli studenti coinvolti nel processo Rewind, sotto processo e arrestati per aver disobbedito all'ennesima zona rossa, quella dei rettori che un anno fa si inventarono un insostenibile G8 dell'università. Il lavoro da fare è davvero tanto e Citizen U a volte non sa proprio da dove cominciare, ma senz'altro non smette mai di pensare, di interrogarsi, di annusare, toccare, occhieggiare, assaporare...e un vecchio adagio non smette di rimbalzargli in testa: "Beato chi crede nella giustizia perchè verrà giustiziato". In altre parole, il sogno erotico della magistratura che ristabilisce la giustizia non è altro che questo, un sogno, appunto, di quelli che lasciano sudati, disillusi e doloranti, dopo una notte travagliata. E al risveglio? Fatevi una doccia e tornate in strada...
A partire dall'8 Maggio 2010, Citizen U moltiplica la propria incursione nell'etere romano trasmettendo ogni sabato dalle 18.30 su Radio Popolare Roma 103.3 Fm.