Citizen U Presenta: Finale di Partita.
Traiettorie dalla periferia del mondo conosciuto.
Vi eravate abituati, ci scommetto! Scuola, formazione, università, lavoro, più o meno garantito, più o meno sfruttato. Salario. Comunque salario, magari pochi, maledetti e subito, ma comunque soldi nelle vostre tasche, soldi per soddisfare i vostri bisogni. Lavare la macchina il sabato, prima di andare a cena, poi a ballare. Televisore a schermo piatto, lo stesso da cui poi i bisogni prendevano forma nelle vostre teste, nei simulacri dei vostri desideri. Rate, mutui, finanziamenti e debiti, ma in fondo poi le cose si sistemano, se funziona così ai livelli alti perché non dovrebbe esser così anche per noi. E poi, certo, i diritti. Pochi, incerti. E sempre più difficile tracciare un confine tra il diritto e il favore. E poi tanto sono tutti corrotti, e poi tanto sono tutti uguali, e poi comunque c’è bisogno di qualcuno che amministri, il sistema funziona così. E allora una volta ogni qualche tempo a votare, a delegare e tornare a vivere tranquilli la vostra comoda, sicura esistenza. E così per generazioni, finchè il tempo non si spenga, finchè il mare non ci inghiotta.
Ma poi perché mi rivolgo a VOI, come se io non fossi parte di tutto questo? In fondo se so descrivere queste cose è perché le ho vissute, perché me le porto dentro, perché una parte di me si era affezionata a questa vita in provetta, a questo bozzolo confortevole. Dimentico di tutto e tutti vivevo per me stesso e per i miei cari, per le mie cose, per… Non lo so per cosa ho vissuto fino ad oggi, quel che so è che questa vita già mi manca. Adesso, che ancora non si è conclusa, adesso che ancora potrei approfittare per godermi gli ultimi scampoli di tranquillo e acritico consumo, sono invece scosso da una specie di nostalgia, un magone, una sorta di tristezza. Mista però a eccitazione.
Sì, perché tutto sta crollando, questo è chiaro, chi non lo vede è perché non vuole riconoscerlo, non ha il coraggio, spera magari che chiudere gli occhi possa far trattenere l’illusione per qualche secondo, o minuto di più. Ma così non è signori miei, lo schianto è vicino e quando arriverà sarà impossibile non sentirlo e troppo tardi per scansarsi. I giochi si chiudono, siamo alla fine di questa partita.
Ed è ora di iniziarne un’altra. Le nostre belle democrazie parlamentari, condite di accenti più o meno marcati di socialdemocrazia – il miglior sistema possibile, ricordate? – stanno implodendo. Ormai da un pezzo non hanno più senso, non rappresentano neanche idealmente le popolazioni di cui dovrebbero difendere gli interessi. Ed ora si vedono addirittura spogliate di quel poco di potere e credibilità che gli restava. Sono i poteri finanziari a comandare, poteri privati e internazionali. Così lo stesso concetto di Stato, per come lo abbiamo concepito fino ad oggi, assume contorni ridicoli, si trasfigura e va a scomparire.
Non lasciatevi ingannare, il silenzio che sentite intorno a voi è solo il segno che siamo nell’occhio del ciclone. Ve lo ripeto, il mondo in cui siete cresciuti, a cui siete stati educati, a cui vi siete assuefatti, che avete amato, oppure odiato, coccolato o rifiutato, tra poco non ci sarà più. Non importa cosa abbiate pensato fino ad oggi di quel che avete intorno. L’unica cosa che conta è che tra poco, pochissimo, tutto questo non esisterà più.
E pensate di poter rimanere immobili nel mezzo di questo terremoto? Fate quel che volete. Io, dal canto mio, mi rimetto in movimento. E non sono solo. Verso dove vado? Verso dove andiamo? Difficile a dirsi, impossibile anzi. Anche perché non mi sembra che andiamo in un’unica direzione. Però siamo in tanti, in ordine sparso forse, ma ci stiamo muovendo, stiamo tracciando traiettorie da questo mondo alla deriva, verso uno nuovo. Forse, è probabile, non lo vedremo mai questo nuovo mondo, ma stiamo facendo la nostra parte, cercando di inventare nuovi equilibri e nuovi patti tra le donne e gli uomini. Ci stiamo muovendo, da quello che pensavamo fosse il centro del mondo, o per lo meno uno dei centri, questa Europa, questo Mediterraneo in ebollizione, che puzza di marcio eppure odora di vita. Siamo in marcia, già da un po’, e non importa dove arriveremo. Oggi conta solo non restare fermi, individuare degli obiettivi, immaginare delle vie di fuga, tracciare delle traiettorie, appunto.
E allora buon viaggio, senza nostalgia, chè di quel che lasciamo non c’è motivo di aver nostalgia né rimpianti. Non sarà un viaggio facile, non sarà una crociera, un viaggio di piacere. Ma sarà un viaggio emozionante, forse il più emozionante delle nostre vite.
Una sola accortezza. Non è certo un viaggio che si possa intraprendere da soli…





Contatti